
Itinerari del cuore
Itinerari del cuore
Questo itinerario è stato inserito nella guida perché, pur non toccando direttamente tutti gli otto comuni principali, rappresenta un patrimonio imprescindibile per chi visita la zona. Gli eremi frequentati da Pietro del Morrone, l’eremita diventato papa Celestino V, sono luoghi di straordinaria bellezza naturale e di intensa spiritualità. Attraversare questi sentieri significa immergersi nella storia, nella religiosità e nella vita quotidiana dei monaci medievali, comprendendo meglio il legame profondo tra uomo e paesaggio in Abruzzo.
Gli Eremi non sono semplici testimonianze architettoniche: sono spazi sospesi tra cielo e roccia, con la costruzione che si integra con l’ambiente circostante, dove ogni dettaglio racconta la devozione, l’ingegno e la vita ascetica dei monaci. I luoghi sono spesso difficilmente accessibili, ma proprio per questo conservano un fascino autentico e suggestivo, con panorami spettacolari e la possibilità di esperienze di cammino e meditazione fuori dal tempo.
Percorrendo questo itinerario, il visitatore può conoscere da vicino San Bartolomeo in Legio, Santo Spirito di Maiella, San Giovanni all’Orfento e Sant’Onofrio del Morrone, attraversando vallate e gole, scalando ripidi sentieri e ammirando scorci unici sulla Conca Peligna e sui monti circostanti. Un percorso che unisce natura, storia e spiritualità, perfetto per chi ama il trekking, la fotografia e la riflessione interiore.

Una piccola chiesolina rupestre dedicata a san Bartolomeo apostolo, incastonata in una spettacolare balconata naturale di roccia.
UNA BREVE STORIA
La chiesetta si trova lungo la parte bassa del vallone di Santo Spirito, a circa 600 metri di quota, in territorio di Roccamorice, ed era già esistente all’epoca dell’arrivo sulla Maiella di Pietro di Angelerio. L’eremita ne cura il restauro e vi soggiorna per un certo periodo, prima di trasferirsi in luoghi più remoti, poiché San Bartolomeo risultava facilmente raggiungibile dai fedeli, che continuamente chiedevano di essere ricevuti. La struttura, incastonata tra le rocce, conserva caratteristiche tipiche dell’architettura rupestre. Il piccolo oratorio, seppur parzialmente rimaneggiato, mantiene due frammenti di affreschi duecenteschi sulla facciata raffiguranti una Madonna col Bambino e un Cristo benedicente; sul retro si trovano due stanzette adibite a romitorio dei pochi monaci addetti al luogo di culto. Lungo l’androne di roccia si osservano canalizzazioni artificiali realizzate per convogliare l’acqua piovana in cisterne di raccolta. Dal centro della balconata, due aeree scalinate in pietra permettono di raggiungere il sottostante corso d’acqua, chiamato Legio, da cui deriva il toponimo. Il 25 agosto San Bartolomeo è meta di pellegrinaggio, quando l’ottocentesca statua del santo viene portata in processione fino al paese di Roccamorice e collocata sul piccolo altare.
DA NON PERDERE
Le centinaia di scritte e nomi lasciati dai pellegrini sul parapetto della balconata.
La discesa verso il corso d’acqua sottostante, che in primavera crea scivoli e cascatelle spettacolari.
CONSIGLIO
L’eremo si raggiunge sia dalla località Macchie di Coco di Roccamorice, con un sentiero in discesa di circa 20/30 minuti, sia dal versante opposto della valle, partendo da Valle Giumentina di Abbateggio, 45 minuti circa. Il primo percorso rivela la chiesetta solo all’ultimo momento, attraverso un piccolo tunnel artificiale con gradini ricavati nella roccia; il secondo consente una visuale completa del luogo fin dall’inizio della discesa, mostrando tutta la sua suggestiva ubicazione, particolarmente affascinante alla luce del pomeriggio.
TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 3 ore
Ubicata lungo il versante meridionale della valle omonima, aggrappata a una parete rocciosa a poco meno di 1200 m di quota.
UNA BREVE STORIA
Scelta come romitorio intorno al 1245-50, l’abbazia inizia con pochi austeri ambienti fondati da Pietro del Morrone, ampliati successivamente con l’arrivo di nuovi seguaci. Diviene casa-madre dei Morronesi e rimane sede principale dell’Ordine fino al 1293-94, quando viene sostituita dalla più grande e meno isolata Santo Spirito del Morrone, nella conca peligna. Pur perdendo il ruolo di abbazia primaziale, continua a ospitare una comunità monastica, alternando periodi di vitalità a momenti di abbandono. A cavallo tra Cinque e Seicento, il monaco Pietro Santucci da Manfredonia restaura e amplia la chiesa e gli annessi, sfruttando i terrazzamenti naturali della roccia. La chiesa, a navata unica suddivisa in quattro campate (solo l’ultima risalente al duecentesco impianto originario), presenta altari laterali e un portale a timpano curvilineo; lateralmente un corridoio conduce agli annessi conventuali (cucina, dispensa, refettorio, forno, stalla, officine, biblioteca e dormitori). La seicentesca foresteria si collega mediante una prima gradinata al campanile e, tramite una seconda gradinata detta Scala Santa, a due ripari naturali sotto roccia e all’oratorio della Maddalena. Santo Spirito resta uno dei luoghi più affascinanti dell’intero massiccio della Maiella.
DA NON PERDERE
Gli straordinari panorami dai punti più elevati del complesso, in particolare dalla balconata del campanile e dall’androne di roccia presso l’oratorio della Maddalena.
Il pernottamento nella nuova foresteria, per vivere il fascino del calar della notte e del sorgere del giorno nei luoghi che videro la presenza dell’eremita Pietro.
CONSIGLIO
Santo Spirito è raggiungibile in auto e dispone di parcheggio esterno; nei dintorni si possono percorrere vari sentieri escursionistici del Parco della Maiella. Per gli appassionati di arrampicata, all’inizio della strada che porta a Santo Spirito (Località Macchie di Coco) sono presenti diverse pareti attrezzate.
TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 1 ora
Il più spettacolare degli eremi celestini, a 1230 m di quota lungo la selvaggia Valle dell’Orfento.
UNA BREVE STORIA
In origine un modesto luogo di culto dedicato a San Giovanni evangelista, rivitalizzato dalla presenza di Pietro del Morrone, che vi soggiorna per alcuni anni dopo il viaggio a Lione. La primitiva chiesetta sorgeva sotto un riparo naturale dove sgorga una piccola vena d’acqua. La presenza di cavità naturali nella parete suggerì la costruzione dell’eremo vero e proprio, che stupisce per la perizia con cui è stato scavato: un passaggio stretto e aereo, dapprima a scalini e poi leggermente in pendenza, conduce al romitorio. L’ultimo tratto di roccia è scavato solo in basso e per accedere all’interno è necessario avanzare pancia a terra su un davanzale roccioso largo pochi decimetri. L’eremo è costituito da tre nude cellette, una con piccolo altare, specchio del modus vivendi dell’eremita divenuto papa. Ingenuo e funzionale il sistema di raccolta dell’acqua piovana, convogliata in cisterna tramite canalizzazioni scavate nella roccia. La chiesetta sottostante, restaurata, continua a essere frequentata dai religiosi dell’Ordine anche dopo la morte di Pietro. Tra tutti i luoghi frequentati da Pietro, è quello che ha conservato più intatto il fascino mistico dell’eremita.
DA NON PERDERE
L’ambiente aspro e verticale delle pareti rocciose in cui si trova il romitorio.
CONSIGLIO
Raggiungibile solo a piedi dalla località Decontra di Caramanico; l’alternativa è un percorso panoramico dal Rifugio “B. Pomilio”, sulla Maielletta.
L’accesso all’eremo è consigliato a chi non soffre di vertigini e richiede una certa dose di coraggio.
TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 4/5 ore
L’ultimo dei romitori frequentati da Pietro l’eremita, dove giunsero i messi del conclave a portargli la notizia della nomina a pontefice.
UNA BREVE STORIA
Anche questo luogo, come nel caso di San Bartolomeo, testimonia la possibile preesistenza di una piccolissima cappella già intitolata al santo eremita Onofrio, che Pietro del Morrone rivitalizza e amplia per poterlo abitare con alcuni confratelli. Le fonti agiografiche coeve narrano che, ormai vecchio e stanco, vi si ritira dopo alcuni anni trascorsi in solitudine a San Giovanni all’Orfento, in attesa della morte. In realtà, siamo nei primissimi anni ’90 del Duecento e Pietro vi si trasferisce, oltre che per ragioni di età, anche perchè nella piana sottostante stava iniziando a sorgere la grande abbazia di Santo Spirito del Morrone, nuova casa madre dell’Ordine da lui voluta. Il romitorio, inizialmente, aveva alcune modeste cellette e una grotta, dove Pietro si ritirava in solitudine, ma dopo la vicenda dell’elezione al papato, della tentata fuga e della prigionia di Celestino V, il luogo viene ampliato e decorato con affreschi, sia nel piccolo oratorio annesso alla chiesetta (dove resta una delle più antiche raffigurazioni di Pietro in abiti pontificali), sia in una piccola nicchia posterior; suggestive le strette cellette con pavimento di roccia, dove l’eremita e i suoi discepoli dormivano. Ulteriori ampliamenti tra il Trecento e il Quattrocento aggiungono un livello superiore, con terrazzino, refettorio e nuove cellette. Bombardato e in parte distrutto durante l’ultima guerra, il complesso è stato ricostruito cercando di recuperare l’antica fisionomia.
DA NON PERDERE
Gli affreschi del piccolo oratorio, con una Crocifissione e una Madonna con Bambino sulla parete frontale, sotto un cielo stellato a decorare la volta a botte; sulla parete sinistra, papa Celestino V.
L’ampio panorama che si gode dall’eremo, con vista sulla Conca Peligna, sulla sottostante abbazia di Santo Spirito del Morrone e sulla città di Sulmona.
Il santuario italico-romano di Ercole Curino, ai piedi dell’eremo, con il suo sacello dai pavimenti mosaicati.
L’abbazia di Santo Spirito del Morrone, nella piana sottostante (località Badia), oggi sede degli uffici del Parco Maiella e della Soprintendenza, con la chiesa settecentesca e la cappella Cantelmo-Caldora (XV sec.).
CONSIGLIO
L’eremo è raggiungibile solo a piedi, in circa mezz’ora di salita, dal parcheggio dell’area archeologica del tempio di Ercole Curino.
TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 2 ore