Itinerari del cuore

Architettura e arte:
bisogni e desideri senza tempo

Fede, ambizione e bellezza, modellati nella pietra

Introduzione

Un viaggio tra paesi, abbazie e castelli costruiti e scolpiti nelle montagne d’Abruzzo. Un percorso che racconta secoli di fede, ambizione e bellezza, modellati nella pietra.

L’itinerario
tappa per tappa

L’Abbazia di San Clemente
a Casauria (Torre de’ Passeri)

Un autentico gioiello dell’arte romanica abruzzese. Costruita nel IX secolo per volontà dell’imperatore Ludovico II, distrutta dai Saraceni e ricostruita nell’XI secolo, fu ampliata e rinnovata a partire dal 1176 dall’abate Leonate.

UNA BREVE STORIA
L’abbazia di San Clemente a Casauria è uno dei più celebri e potenti cenobi benedettini dell’Italia centrale, edificata nei pressi del Tratturo Centurelle-Montesecco. Secondo il Chronicon Casauriense, sorse su un’Insula Piscariae intorno all’870, a seguito di un voto fatto da Ludovico II durante la sua prigionia nel Ducato longobardo di Benevento. Lo stesso imperatore donò al monastero una reliquia di San Clemente, ricevuta direttamente dalle mani di papa Adriano II, da cui il complesso trae l’intitolazione. Distrutta dai Saraceni intorno al 911 e ricostruita nell’XI secolo, San Clemente subisce poi le ingerenze dei Normanni, che la saccheggiano. All’abate Leonate si deve la riaffermazione del potere politico e religioso dell’abbazia e la ricostruzione del complesso, avviata nel 1176. Il monastero è giunto fino a oggi nelle forme da lui conferite, grazie a una lunga serie di restauri. È caratterizzato da un grande portico a tre archi antistante la facciata, con capitelli e archivolti finemente scolpiti; vero capolavoro è il portale principale. Sopra il portico si apre un oratorio, dedicato alla Santa Croce, a San Michele Arcangelo e a San Tommaso Becket. L’interno, in tre navate con unica abside centrale, presenta due livelli di quota tra aula e presbiterio, dovuti alla presenza della cripta, che secondo alcuni sarebbe la sola parte superstite dell’edificio originario. Di fronte all’ambone si trova un elegante candelabro per il cero pasquale, con preziose decorazioni a mosaico cosmatesco nella lanterna, databile al XIII secolo.

DA NON PERDERE
Il magnifico portale, con sugli stipiti quattro sovrani con i privilegi concessi all’abbazia e mostra nell’architrave la vicenda dell’acquisizione dei diritti sull’Insula Piscariae da parte di Ludovico II, la fondazione della primitiva abbazia della SS. Trinità e il trasporto delle reliquie di San Clemente papa da Roma; nella lunetta si vede l’abate Leonate raffigurato mentre dona la chiesa al Santo.

Le porte bronzee volute dall’abate Gioele, con 70 formelle che ricordano tutti i castelli posseduti dall’abbazia.

L’ambone della fine del XII secolo, con grandi fiori a rilievo traforati di finissima fattura, capolavoro assoluto della scultura medievale abruzzese.

L’altare, sarcofago paleocristiano del IV secolo, sormontato da un ciborio quattrocentesco che ripropone la vicenda della fondazione già vista nel portale; al suo interno si trovava un’urna cineraria romana, oggi esposta nel transetto, ritenuta quella utilizzata per il trasporto delle reliquie da Roma.

CONSIGLIO
Nella lunetta del portale centrale è raffigurato l’abate-cardinale Leonate mentre simbolicamente offre la chiesa a San Clemente, un’immagine affascinante e carica di simbolismo politico in un momento difficile per l’abbazia.

Località San Clemente, nei pressi della Strada statale 5 Tiburtina

TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 1 ora

Il Castello Cantelmo
(Popoli Terme)

Popoli Terme è la porta della Conca Peligna, all’uscita della Gola di Tremonti, un paese profondamente legato alla potente famiglia dei Cantelmo, il cui castello domina ancora oggi la vallata.

UNA BREVE STORIA
In posizione strategica all’imbocco della gola fluviale, Popoli fu soggetto all’abbazia di Casauria, ma acquista grande rilevanza dopo la conquista del Regno da parte di Carlo d’Angiò, che nel 1269 assegna il feudo a Giacomo Cantelmo, cavaliere provenzale al suo seguito.
L’antica torre pentagonale, dominante sulla vallata sottostante, viene trasformata in un castello-recinto in epoca normanna e poi potenziata e fortificata dalla famiglia Cantelmo, che la utilizza come residenza fino al XV secolo. Dopo il trasferimento nel centro sottostante, il castello perde importanza e subisce danni da vari terremoti, fino all’ultimo del 2009, seguito da importanti restauri. Sono ancor oggi visibili le tre torri agli angoli del complesso triangolare: una pentagonale, una quadrangolare e una circolare.

DA NON PERDERE
La vista mozzafiato sulla valle del Pescara e sulla Riserva Naturale delle Sorgenti del Pescara.

CONSIGLIO
Il castello è raggiungibile con due percorsi: uno più lungo, di circa un’ora, da via Tiburtina Valeria (7 km di cammino segnalato), e uno più breve, di 30 minuti, da Piazza della Libertà, attraverso la pineta.

Raggiungibile in 10 minuti da Torre de’ Passeri, seguendo la Strada Statale Tiburtina verso Popoli

TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 30/45 minuti

La chiesa monastica di Santa Maria
di Cartignano (Bussi sul Tirino)

Un rudere suggestivo ai piedi di un’altura brulla e tondeggiante. Fondata nel X secolo, dopo l’abbandono da parte dei monaci fu completamente sepolta da una frana.

UNA BREVE STORIA
Dell’edificio romanico si ha notizia in un documento del 1021, ma la fondazione probabilmente risale al secolo precedente. Entrata nell’orbita cassinese, Santa Maria di Cartignano è citata nelle fonti successive dal XIV al XVIII secolo, fino a quando una frana ne seppellisce del tutto i resti. Gli scavi condotti negli anni ’70 del Novecento riportano alla luce i ruderi, lasciati allo stato originale, privi di copertura. La semplice architettura medievale, ricostruzione del XII-XIII secolo, si limita alla sobria facciata con piccolo rosone e campanile a vela, alla successione interna dei pilastri che scandivano le tre navate e alla parte posteriore, dove si distingue un’unica abside decorata con archetti pensili.

Il sito racconta la vita monastica attraverso la sobrietà delle forme, i volumi essenziali e la pietra spoglia, testimoniando la spiritualità dei monaci e la stretta relazione tra edificio e paesaggio circostante.

DA NON PERDERE
Uno dei capitelli della navata mostra una particolare decorazione, con la quale lo scalpellino potrebbe aver voluto rappresentare le trote del vicino fiume Tirino, un richiamo poetico al legame tra il luogo sacro e le acque limpide del territorio.

CONSIGLIO
Luogo perfetto per una sosta fotografica, specialmente al tramonto, quando la luce esalta la pietra chiara e il paesaggio circostante.

Sulla Strada Statale 153 in direzione dell’Aquila, nei pressi dell’abitato di Bussi sul Tirino

TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 20/30 minuti

San Pietro ad Oratorium
(nei pressi di Capestrano)

Un capolavoro solitario sulla sponda verde e selvaggia del fiume Tirino. Fondata nell’VIII secolo, la chiesa fu riedificata nel 1100 sul modello cassinese adottato a San Liberatore a Maiella.

UNA BREVE STORIA
L’iscrizione sull’architrave – A REGE DESIDERIO FVNDATA – MILLENO CENTENO RENOVATA – attribuisce la fondazione al re longobardo Desiderio, ma in realtà il complesso esisteva già, essendo citato nel 752 tra le pertinenze di San Vincenzo al Volturno. L’edificio viene ricostruito nel XII secolo, mantenendo la tipologia a tre navate con tre absidi; degli annessi monastici, che si sviluppavano sul lato destro, non resta alcuna traccia. Il portale, decorato con motivi a palmetta, ospita figure scolpite di San Vincenzo diacono e del profeta David, realizzate dopo il 1180 da maestranze provenienti dal cantiere di San Clemente a Casauria. L’interno conserva affreschi bizantineggianti tra i più antichi della regione (XII sec.) e un prezioso ciborio duecentesco che sovrasta l’altare; agli incroci degli archetti ogivali sono inserite formelle di maiolica verde e turchese, caso unico in Abruzzo.

DA NON PERDERE
Il portale scolpito con motivi a palmetta e figure sacre. Singolare è la presenza, sullo spigolo sinistro della facciata, di un concio di pietra montato al contrario, con il celebre quadrato magico del SATOR, uno dei più noti e misteriosi palindromi della storia. Gli affreschi della Majestas Domini rappresentano Cristo tra angeli ed evangelisti; sul bordo dell’arco sono raffigurati i 24 seniori dell’Apocalisse. Nel catino absidale appaiono i santi Pietro e Paolo (oggi con lacune) e sei santi benedettini racchiusi in nicchie dipinte ai lati della monofora absidale. Le figure mantengono la staticità tipica della pittura bizantina, con un cromatismo che oscilla dal rosso al marrone, alle terre di Siena, con bianco e rare pennellate di verde.

Il prezioso ciborio duecentesco completa la scenografia con dettagli unici, tra cui le formelle in maiolica colorata.

CONSIGLIO
Un luogo di intensa spiritualità e grande forza visiva, immerso nella natura. Ideale per chi cerca silenzio e bellezza autentica.

Proseguendo sulla SS 153, oltrepassato il bivio per Capestrano, seguire le indicazioni per San Pietro ad Oratorium.

TEMPO DI VISITA CONSIGLIATO: 45 minuti/1 ora

Come organizzare il viaggio

Durata ideale

1 giornata piena

Punto di partenza suggerito

Torre de’ Passeri

Strade da seguire

Strada Statale 5 Tiburtina e Strada Statale 153

Adatto a

Amanti dell’arte e dell’architettura medievale, fotografi, viaggiatori spirituali

Stagione consigliata

Primavera e inizio autunno per i colori e il clima mite

Mezzo

l’itinerario è percorribile in auto e in bicicletta (in questo caso si segnala che il percorso Abbazia di San Clemente a Casauria, Popoli Terme, Santa Maria di Cartignano, San Pietro ad Oratorium, copre circa 25 Km con + 154 m – 24 m. Attenzione: il percorso per il Castello Cantelmo è indicato per MTB e ciclisti esperti con circa 300 metri di dislivello in 6 km di percorso)